La ginestra, testo completo della poesia (2022)

Quello che segue è il testo completo della poesia La ginestra, composta da Giacomo Leopardi.

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Che cingon la cittade
La qual fu donna de’ mortali un tempo,
E del perduto impero
Par che col grave e taciturno aspetto
Faccian fede e ricordo al passeggero.
Or ti riveggo in questo suol, di tristi
Lochi e dal mondo abbandonati amante,
E d’afflitte fortune ognor compagna.
Questi campi cosparsi
Di ceneri infeconde, e ricoperti
Dell’impietrata lava,
Che sotto i passi al peregrin risona;
Dove s’annida e si contorce al sole
La serpe, e dove al noto
Cavernoso covil torna il coniglio;
Fur liete ville e colti,
E biondeggiàr di spiche, e risonaro
Di muggito d’armenti;
Fur giardini e palagi,
Agli ozi de’ potenti
Gradito ospizio; e fur città famose
Che coi torrenti suoi l’altero monte
Dall’ignea bocca fulminando oppresse
Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
Una ruina involve,
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d’esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
E’ il gener nostro in cura
All’amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell’uman seme,
Cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell’umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.

(Video) La ginestra di Giacomo Leopardi: analisi e spiegazione

Qui mira e qui ti specchia,
Secol superbo e sciocco,
Che il calle insino allora
Dal risorto pensier segnato innanti
Abbandonasti, e volti addietro i passi,
Del ritornar ti vanti,
E proceder il chiami.
Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti,
Di cui lor sorte rea padre ti fece,
Vanno adulando, ancora
Ch’a ludibrio talora
T’abbian fra se. Non io
Con tal vergogna scenderò sotterra;
Ma il disprezzo piuttosto che si serra
Di te nel petto mio,
Mostrato avrò quanto si possa aperto:
Ben ch’io sappia che obblio
Preme chi troppo all’età propria increbbe.
Di questo mal, che teco
Mi fia comune, assai finor mi rido.
Libertà vai sognando, e servo a un tempo
Vuoi di novo il pensiero,
Sol per cui risorgemmo
Della barbarie in parte, e per cui solo
Si cresce in civiltà, che sola in meglio
Guida i pubblici fati.
Così ti spiacque il vero
Dell’aspra sorte e del depresso loco
Che natura ci diè. Per questo il tergo
Vigliaccamente rivolgesti al lume
Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli
Vil chi lui segue, e solo
Magnanimo colui
Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,
Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

Uom di povero stato e membra inferme
Che sia dell’alma generoso ed alto,
Non chiama se nè stima
Ricco d’or nè gagliardo,
E di splendida vita o di valente
Persona infra la gente
Non fa risibil mostra;
Ma se di forza e di tesor mendico
Lascia parer senza vergogna, e noma
Parlando, apertamente, e di sue cose
Fa stima al vero uguale.
Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest’orbe, promettendo in terra
A popoli che un’onda
Di mar commosso, un fiato
D’aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s’ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l’ire
Fraterne, ancor più gravi
D’ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l’uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de’ mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L’umana compagnia,
Tutti fra se confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell’uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così, qual fora in campo
Cinto d’oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl’inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell’orror che primo
Contra l’empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l’onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch’ha in error la sede.

(Video) Giacomo Leopardi – La ginestra || Analisi e commento 🏵

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch’a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L’uomo non pur, ma questo
Globo ove l’uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz’alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch’a noi paion qual nebbia, a cui non l’uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l’aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell’uomo? E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch’io premo; e poi dall’altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell’universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co’ tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m’assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.

(Video) Audiolezione - Leopardi, La ginestra - Parafrasi e commento

Come d’arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz’altra forza atterra,
D’un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l’opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l’assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto; così d’alto piombando,
Dall’utero tonante
Scagliata al ciel, profondo
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli,
O pel montano fianco
Furiosa tra l’erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d’infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l’estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L’arduo monte al suo piè quasi calpesta.
Non ha natura al seme
Dell’uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell’altra è la strage,
Non avvien ciò d’altronde
Fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde.

Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall’ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli. E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell’ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall’inesausto grembo
Sull’arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l’acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontano l’usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
Torna al celeste raggio
Dopo l’antica obblivion l’estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all’aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Ch’alla sparsa ruina ancor minaccia.
E nell’orror della secreta notte
Per li vacui teatri, per li templi
Deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per voti palagi atra s’aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l’ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
Così, dell’uomo ignara e dell’etadi
Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
Sta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino,
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.

(Video) "La Ginestra", o "Il Fiore del Deserto" (Analisi) - Giacomo Leopardi, 1836

E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l’avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Nè sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell’uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.

(Video) Giacomo Leopardi - "La ginestra o il fiore del deserto" - Carmelo Bene

FAQs

Che cosa rappresenta la Ginestra? ›

La ginestra rappresenta la fatica dell'uomo nel superare la sofferenza: infatti il suo fiore nasce in luoghi impervi come ambienti vulcanici e desertici (tuttavia è bella e profumata).

Dove si trova la ginestra di Leopardi? ›

“La ginestraè stata composta presso Villa Ferrigni, luogo che è stato oggi rinominato Villa della Ginestra, a Torre del Greco.

Cosa rappresenta il Vesuvio nella ginestra? ›

2) Il Vesuvio rappresenta la potenza distruttiva e implacabile della natura, che travolge e sommerge l'opera dell'uomo e tutti gli esseri viventi senza alcuna pietà; Leopardi, a differenza degli intellettuali del Grand Tour che scrivevano le loro impressioni sul monte Vesuvio a distanza di anni, compone la Ginestra con ...

Qual è il messaggio che Leopardi affida alla ginestra? ›

LA GINESTRA DI LEOPARDI, RIASSUNTO

Versi 87-157: Dopo aver illustrato in cosa consistono la stoltezza e la nobiltà dell'uomo, Leopardi propone qui una soluzione di riscatto alla misera condizione umana: l'unione e la collaborazione di tutti gli uomini contro la comune nemica, la Natura.

Qual è nel testo la visione della natura espressa dal poeta? ›

Leopardi subito mette in evidenza la differenza tra passato e presente per sottolineare che la natura è la vera artefice del destino dell'uomo. Il poeta polemizza contro gli individui che si sentono al centro di tutto e artefici del proprio destino: sulle pendici del Vesuvio possono capire che l'uomo è nulla.

Dove cresce La ginestra? ›

La pianta di ginestra è tipica della macchia mediterranea, specie delle zone temperato-calde. Nelle regioni come Calabria e Sicilia, la ginestra odorosa si può spingere fino ad altitudini elevate. Sopporta i forti venti, ma in presenza di questi la crescita rallenta e la pianta diventa più compatta.

A quale fase appartiene La ginestra? ›

Leopardi vive la fase del pessimismo storico. L'infelicità è infatti dovuta all'evoluzione storica della civiltà perché l'uomo, col passare degli anni, si allontana sempre di più dalla felicità dello stato naturale. Oppure Canti pisano-recanatesi. E' questa la fase del pessimismo cosmico.

Quali motivazioni devono indurre gli uomini alla social catena? ›

Il messaggio è un invito a prendere atto dell'infelicità degli uomini, così da stabilire un rapporto di solidarietà fra i componenti del genere umano, contro il vero nemico, che è la natura. Contro di essa, gli uomini non possono far altro che allearsi e costruire una rete di solidarietà e soccorso reciproco.

Quale funzione il poeta attribuisce alla ginestra nei versi 33 51? ›

La funzione della ginestra

Di dolcissimo odor mandi un profumo, Che il deserto consola. […]. Il poeta, nei versi 33 – 37, attribuisce alla ginestra la funzione di commiseratrice, si fa carico dei “danni” altrui.

Quali caratteristiche della ginestra vengono messe in luce nella prima strofa? ›

La prima strofa ha inizio con la descrizione del paesaggio che si apre allo sguardo del poeta: sulle pendici del Vesuvio, dove il vulcano ha seminato distruzione e morte, solo la ginestra, che si accontenta dei deserti in mezzo a tante rovine, esala il suo profumo verso il cielo.

Perché fiorire Si può e si deve anche in mezzo al deserto Giacomo Leopardi? ›

Perché ci ricorda che sempre fiorire si può e si deve, anche in mezzo al deserto, perché se le cose fragili come un fiore di ginestra lo sanno fare, anche noi siamo chiamati a fare altrettanto. Perché amava perdersi per le vie di Napoli e ascoltare le storie della gente comune.

Come viene vista la natura da Leopardi? ›

Leopardi considera la natura come una matrigna crudele e indifferente ai dolori degli uomini, una forza oscura e misteriosa governata e da leggi meccaniche e inesorabili.

Dove Leopardi parla della natura? ›

LA NATURA NEL PRIMO LEOPARDI

Nelle sue prime opere la natura non ha una connotazione tanto negativa quanto in quelle successive: nello Zibaldone l'autore afferma che la natura è dispensatrice di illusioni, “senza cui la vita nostra sarebbe la più misera e barbara cosa”.

Qual è la visione della vita di Leopardi? ›

Qui il poeta afferma chiaramente che il senso della vita sta nella morte, poiché non avendo la vita alcun senso positivo, i sentimenti/desideri/speranze umani sono sempre fonte di illusioni, dalle quali l'uomo deve liberarsi se non vuole diventare ancora più infelice.

Dove fiorisce la ginestra? ›

La ginestra fiorisce nel periodo primaverile-estivo regalando generose fioriture anche nei climi più secchi e sui suoli più aridi. I fiori della ginestra sono ermafroditi , generalmente di colore giallo acceso .

Come si coltiva la ginestra? ›

Desidera un'esposizione in pieno sole per fiorire bene. Tollera temperature fino a 0 e +45 °C. Ponetela in un vaso in plastica o terracotta, di diametro di 30 cm per una pianta alta 30 cm; oppure in vasca con altre piante arbustive o rampicanti (dimensioni min 80 x 50 x 50, max 3 piante in totale).

Come si chiama il fiore della ginestra? ›

Cytisus Grandiflorus: trae origine dalla Spagna, può arrivare ai tre metri di altezza e sviluppa fiori di colore giallo con un diametro fino a quasi tre centimetri.

Quali sono i temi della ginestra? ›

I temi sono quelli che Leopardi ha già affrontato più volte nei suoi scritti: la superbia e la stoltezza degli uomini del suo tempo, la cecità di chi abbandona la ragione in favore dell'illusione, la miseria della condizione umana, la forza distruttrice della natura e l'impotenza dell'uomo di fronte a essa.

Quando Muti questi occhi all altrui core? ›

A me, se di vecchiezza La detestata soglia Evitar non impetro, Quando muti questi occhi all'altrui core, E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro Del dì presente più noioso e tetro, Che parrà di tal voglia? Che di quest'anni miei? che di me stesso? Ahi pentirommi, e spesso, Ma sconsolato, volgerommi indietro.

Che cosa ha Leopardi da insegnare all'uomo di oggi? ›

Il poeta di Recanati nei suoi canti civili, ma ancora di più nella sua concezione di una società coesa e fondata sulla collaborazione, ha cercato di insegnare all'uomo a sopportare il dolore e la frustrazione attraverso la fratellanza, vista come partecipazione a un progetto esistenziale comune.

Cos'è la solidarietà per Leopardi? ›

Leopardi ha indicato due possibilità per sopportare il male dell'esistenza: l'illusione e la solidarietà tra gli uomini. Quest'ultima è la nostra più grande risorsa, come scrive nella Ginestra: una solidarietà biologica che deve diventare spirituale, una fratellanza tra tutti gli uomini.

Che fantasie nutriva Silvia sul proprio futuro? ›

Silvia lavora e canta spensierata al telaio e sogna un futuro fatto forse di amori, di un matrimonio felice, di figli. Il canto della ragazza arriva al poeta, che nel palazzo paterno è intento come sempre a studiare e scrivere.

Quale significato assume la citazione iniziale del vangelo di Giovanni? ›

Il componimento, che si apre con una citazione dal Vangelo di Giovanni, è considerato il testamento poetico di Leopardi, che, osservando una ginestra sulle pendici del Vesuvio, riflette sulla condizione umana e sulla Natura.

Quali sono le caratteristiche del ciclo di Aspasia? ›

Il Ciclo di Aspasia è una serie di componimenti poetici con temi principali sull'amore e la morte, nonché sulla caduta e la vanità di ogni illusione. Le poesie che compongono il ciclo sono: Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia.

Che cosa si intende per pessimismo cosmico? ›

PESSIMISMO COSMICO - Leopardi perviene al cosiddetto pessimismo cosmico, ovvero a quella concezione per cui, contrariamente alla sua posizione precedente, afferma che l'infelicità è connaturata alla stessa vita dell'uomo, destinato quindi a soffrire per tutta la durata della sua esistenza.

Cosa intende Leopardi con le magnifiche sorti e progressive? ›

"Ciò che Leopardi condanna è la ragione dei 'philosophes' del '700, la ragione come facoltà umana sviluppatasi e conquistata col progresso e genitrice di progresso, la ragione che è, nel senso illuministico della parola, filosofia.

Quando fien come Fur? ›

Così fatti pensieri quando fien, come fur, palesi al volgo, e quell'orror che primo contra l'empia natura strinse i mortali in social catena, fia ricondotto in parte da verace saper, l'onesto e il retto conversar cittadino, e giustizia e pietade, altra radice avranno allor che non superbe fole, ove fondata probità del ...

Che fai tu luna in ciel Dimmi che fai silenziosa luna? ›

dimmi, che fai, silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, contemplando i deserti; indi ti posi.

Quali sono i temi della ginestra? ›

I temi sono quelli che Leopardi ha già affrontato più volte nei suoi scritti: la superbia e la stoltezza degli uomini del suo tempo, la cecità di chi abbandona la ragione in favore dell'illusione, la miseria della condizione umana, la forza distruttrice della natura e l'impotenza dell'uomo di fronte a essa.

Quale significato assume la citazione iniziale del vangelo di Giovanni? ›

Il componimento, che si apre con una citazione dal Vangelo di Giovanni, è considerato il testamento poetico di Leopardi, che, osservando una ginestra sulle pendici del Vesuvio, riflette sulla condizione umana e sulla Natura.

Che profumo ha la Ginestra? ›

I numerosissimi fiori di ginestra sono di colore è giallo oro o giallo intenso ed emanano una delicato profumo simile a quello del miele.

Quale opera è considerata il testamento spirituale di Leopardi? ›

Leopardi pone tale poesia a chiusura dell'opera “I Canti”nell'edizione postuma del 1845. In aggiunta, si evidenzia che Leopardi considera “la ginestra” una sorta di testamento spirituale da consegnare ai posteri.

Quali sono i temi principali del Dialogo della natura e di un Islandese? ›

Scritta tra il 1824 e il 1832, l'opera è composta da ventiquattro componimenti in prosa, presentati sotto forma di dialogo o di novella. I temi trattati, oltre al rapporto uomo-natura, sono la potenza delle illusioni, l'infelicità umana e la ricerca del piacere.

Cosa significa non si vive di solo pane? ›

nón di sólo pane vive l'uòmo.

La frase si ripete spesso, con un sign. più generico, per indicare che l'uomo ha bisogno d'altre soddisfazioni che non siano quelle puramente materiali.

Perché gli evangelisti scrivono i quattro Vangeli? ›

Quattro autori per Gesù

“Questi fatti sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Messia e il Figlio di Dio, e perché egli vi dia la vita, se credete in lui”.

Chi è stato il primo evangelista? ›

Marco (evangelista)
San Marco evangelista
NascitaCanaan o Cipro, 20 d.C. circa
MorteAlessandria d'Egitto, seconda metà del I secolo d.C.
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleBasilica di San Marco, Venezia
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Come è il profumo delle ginestre? ›

È un profumo estivo meraviglioso, mielato, tiepido e fresco. Dona un senso di conforto e serenità, come quando ci si addormenta dopo mezzogiorno in una giornata estiva, con i raggi di luce che entrano dalla finestra e il suono delle cicale.

Quale Fiore e simbolo di vanità? ›

Narciso, vanità e bellezza irresistibile

Questo fiore dalla bellezza irresistibile e piena di fascino è diventato simbolo di autostima eccessiva, presunzione, esagerata vanità e incapacità di amare.

Cosa si può fare con la Ginestra? ›

Tramite il processo di distillazione, dai fiori della ginestra si ricava l'olio essenziale che viene usato nella cosmesi naturale per la produzione di profumi. Inoltre, dall'estratto dei fiori della ginestra si ricava un rimedio omeopatico utile per la salute dei reni.

Quale concezione ha Leopardi della letteratura? ›

Il poeta finisce per considerare la natura, non più come madre amorosa, ma indifferente alla sorte delle sue creature. Legge essenziale che regola tale sorte è la conservazione del mondo, una concezione non più finalistica ma meccanicistica e materialistica.

A quale fase appartiene La ginestra? ›

Leopardi vive la fase del pessimismo storico. L'infelicità è infatti dovuta all'evoluzione storica della civiltà perché l'uomo, col passare degli anni, si allontana sempre di più dalla felicità dello stato naturale. Oppure Canti pisano-recanatesi. E' questa la fase del pessimismo cosmico.

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1. Giacomo Leopardi: "ALLA LUNA" - Le videopoesie di Gianni Caputo
(Gianni Caputo)
2. Giacomo Leopardi prima parte
(I.P.C. PIERA CILLARIO FERRERO - Alba -CN-)
3. LEOPARDI La poetica
(Leonardo Cirigliano)
4. Leopardi, "La ginestra": parafrasi vv. 52-157
(Andrea Sciuto)
5. GIACOMO LEOPARDI - "L'infinito"
(La Divina Commedia in HD)
6. Convegno Poesia e Filosofia. 23 aprile 2021
(Mantova Poesia)

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Author: Greg O'Connell

Last Updated: 01/29/2023

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