Da Torino a Palermo, in viaggio coi cognomi (2022)

di Francesco Sestito*

Nel 2011 l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia ha messo a disposizione alcuni dati relativi alla diffusione dei cognomi in molti importanti comuni capoluogo di provincia, di grandissimo interesse per l’analisi dell’evoluzione del patrimonio cognominale italiano nel tempo: è possibile in particolare un confronto con il repertorio ricavabile dal dizionario di Caffarelli-Marcato, basato sulle utenze di telefonia fissa del 2000 (nonché con l’opera fondante di De Felice sull’argomento, datata 1980). I dati forniti dall’ANCI riflettono una realtà più vicina alla contemporaneità, e riescono quindi particolarmente preziosi per notare lo sviluppo recente del sistema cognominale italiano, nonché le sue eventuali modifiche in seguito a vari fattori storici.

Le due migrazioni

Se l’insieme dei cognomi di una comunità isolata deve considerarsi teoricamente inalterabile nel tempo, esso apparirà ben più mutevole in seguito a fenomeni migratori: nel nostro caso quelli, spesso poco appariscenti ma graduali e continui, dalla provincia alla grande città o dal Sud verso il Centro-Nord. Si tratta della cosiddetta “meridionalizzazione” – da tener distinta dalla grande migrazione di massa dal Sud verso le metropoli verificatasi nel secondo Novecento –, recentemente in atto per motivi economici ma anche per fattori come la moda o la gratificazione personale: si pensi a quanti studenti meridionali si trasferiscono, spesso senza nessun vantaggio economico, nelle città del Centro-Nord per seguire corsi universitari che potrebbero agevolmente frequentare nelle loro regioni). Oltre a questi fenomeni migratori endogeni, vi sono quelli, di più ampia portata e notorietà, che coinvolgono popolazioni provenienti da Paesi stranieri spesso lontani geograficamente e culturalmente dall’Italia. Qui daremo dei cenni sulla situazione di alcune città, compatibilmente con i dati a disposizione e privilegiando per lo più comuni popolosi e con funzioni metropolitane.

Torino, Russo batte Ferrero

Torino presenta un panorama poco connotato, sia per essere da tempo meta di consistenti fenomeni migratori, sia perché molti cognomi storicamente piemontesi appartengono anche ad altre aree (particolarmente del Sud). In ogni caso, notevole è l’ascesa del meridionale Russo, che scalza dal r.(ango) 1 il locale Ferrero. Seguono varie forme in -o appartenenti al repertorio regionale, ma rafforzate dall’immigrazione meridionale: Gallo, Bruno, Giordano, Bianco, Romano (ma sono solo del Sud Greco, Esposito, Santoro, Caputo, tutti fra i primi 30). Una forma cinese, Hu, occupa il r. 10.

Genova, la forza locale

Genova vede in testa alla graduatoria numerose forme tipicamente liguri: il r. 1 Parodi, poi Bruzzone, Canepa, Traverso, Repetto, in alternanza con cognomi diffusissimi anche altrove quali Rossi, Ferrari e Costa. Il panorama genovese rimane estremamente connotato in senso locale, con ben poco spazio per i mutamenti: se il meridionale Russo è al r. 11, le forme straniere sono presenti in misura del tutto trascurabile.

Milano, salgono Hu e Chen

Milano è la grande città in cui è più evidente l’emergenza dei cognomi stranieri di recente introduzione: fra i primi 10 si hanno ben due forme cinesi, Hu e Chen (e c’è anche Zhou al rango 17); peraltro i tre più diffusi risultano nettamente Rossi, Colombo e Ferrari. Brambilla, spesso considerato erroneamente il cognome più comune a Milano, è comunque al r. 8. Anche qui non mancano forme dovute all’immigrazione meridionale: da notare soprattutto Russo al r. 6 ed Esposito al 12.

Brescia, ecco i sikh

Brescia merita un cenno per la notevolissima incidenza dei cognomi di immigrati indo-pachistani, più precisamente sikh: infatti la graduatoria è guidata da Singh, e al r. 3 compare Kaur, tipici rispettivamente degli uomini e delle donne appartenenti a questa cultura (va notato comunque che la diffusione di questi due cognomi fra i sikh, non paragonabile all’accentuata dispersione del repertorio cognominale tipico dei paesi europei, è tale da rendere le cifre particolarmente imponenti). Notevoli, fra i primi 30, anche i cinesi Hu e Chen; per il resto prevalgono tipi di ampia diffusione nazionale (Ferrari, Rossi, Lombardi, Romano) o più tipici della città (Filippini, Savoldi, Bonometti).

Venezia, l'isola dei veneti

Venezia mantiene un patrimonio cognominale estremamente caratterizzato, con minime affinità con altre aree: le forme dominanti, se si eccettua Rossi al r. 3, sono quasi esclusive della città (Vianello, con una notevole frequenza dell’1,66%, Scarpa, Zennaro, Busetto, Ballarin e molte altre). Venezia, relativamente isolata dal punto di vista demografico, non presenta apporti significativi né da altre regioni italiane né dall’estero (per quanto l’arabo Hossain sia al r. 40).

Trieste, primo è Furlan

Anche Trieste, isolata sia geograficamente che demograficamente, presenta numerosissime forme municipali ai ranghi alti: al r. 1 Furlan (anche veneto), poi Degrassi, Vascotto, Visintin, Fonda, Ferluga, Fragiacomo, e molti altri tipi quasi sconosciuti altrove. Non mancano però Russo ed Esposito, entrambi fra i primi 15. Caratteristica della città è anche la presenza a ranghi medi di forme slave, dovuta all’immigrazione recente da Slovenia e Croazia: si segnala in particolare Jovanovic al r. 23, ma più in basso non mancano Cok, Milosevic, Peric e altri ancora.

Bologna, la stabile

Bologna presenta ai ranghi alti una situazione molto stabile, con predominio di cognomi ben diffusi in tutto il Centro-Nord (Rossi, Fabbri, Ferrari – da notare la coesistenza, abbastanza insolita, di questi due ai vertici della graduatoria – , Barbieri, Monti, Ventura). Il meridionale Russo sale al r. 14, mentre rimangono ben posizionate forme tipicamente bolognesi (Gamberini, Nanni, Degli Esposti). Non molto rappresentati i tipi stranieri (Hossain, il più frequente, è al r. 63).

Ravenna, polo romagnolo

Ravenna vede scarsi apporti sia dal Sud che dall’estero, e presenta a ranghi alti quasi solo forme locali o comunque tipiche dell’Emilia-Romagna (Fabbri, Montanari – che supera il più municipale Casadio –, Casadei, Monti, ecc.); degno di nota il fatto che si possa riconoscere una notevole crescita di vari cognomi più tipici di altre città romagnole, in particolare di Forlì (Ravaioli, Cicognani, Laghi, Magnani, Liverani): un caso in cui l’analisi del patrimonio cognominale in diacronia può rivelare l’importanza di flussi migratori su scala subregionale.

Prato, sei cinesi tra i primi dieci

Prato è, con Brescia, la città in cui è più visibile la presenza dei cognomi stranieri portati da immigrati, in questo caso cinesi: ma si deve ricordare che la concentrazione cognominale (ossia la somma delle frequenze percentuali dei cognomi più diffusi) è molto più elevata in paesi come la Cina che nel repertorio italiano tradizionale, ben più complesso e variegato. Comunque, le cifre parlano da sole: fra i primi 8 di Prato figurano Chen, Hu, Zhang, Lin, Huang e Wang, con i soli Gori e Rossi di matrice indigena. Come altrove in Toscana, fra i cognomi italiani quelli in -i sono virtualmente esclusivi (ben posizionati anche Innocenti, Lombardi, Baldi, Bartolini).

Livorno, toscanocentrica

Livorno si distingue dalla corregionale Prato per la minima incidenza di cognomi di immigrati stranieri. D’altra parte, anche qui spiccano forme toscane o, più spesso, genericamente centro-settentrionali, quasi senza eccezione con -i (Rossi al r. 1, poi Morelli, Giusti, Lenzi, Filippi, Bacci, Bernini), mentre non si impongono i tipi provenienti dal Sud. Da notare peraltro un certo calo per alcune forme molto tipiche della città, come Falleni o Razzauti.

Roma, centro d'Italia

Roma già da molti anni è un terminale di immigrazione (dal Sud, dal Centro, dal Nord-Est, e recentemente dall’estero) di primissima importanza, tanto che ci si può aspettare un panorama estremamente composito. Le prime posizioni infatti sono condivise da forme centro-settentrionali (Rossi, al r. 1, ma anche Ricci, Conti, Bianchi, Moretti), meridionali (quasi tutte in crescita recente: Russo, De Luca, Esposito), o più tipiche del Centro Italia (Mancini, De Angelis, De Santis, e Proietti, al r. 6 e quindi meno diffuso di quanto vorrebbe lo stereotipo). Più che altrove, quindi, è difficile identificare forme tipicamente romane; ma non emergono particolarmente neppure quelle straniere (la prima, solo al r. 100, è Hossain).

Napoli, Esposito non molla

Napoli, storicamente debole centro di immigrazione, almeno in epoca postunitaria, mantiene a ranghi alti forme spiccatamente locali. Il tipicissimo Esposito nomina più del 2,5% dei residenti: segue il panmeridionale Russo, e rimangono diffusissimi i vari De Rosa, Coppola, De Luca, Varriale, Gargiulo, Palumbo, con scarsa rappresentazione sia delle forme centro-settentrionali (il r. 3 nazionale Ferrari entra a stento fra i primi 1.000!) che di quelle straniere.

Reggio Calabria, refrattaria ai cambiamenti

Reggio Calabria, ancor più di altre città meridionali, presenta un panorama molto connotato in senso locale e refrattario ai cambiamenti: tutte le forme più diffuse appartengono al repertorio storico della città (i primi 5 sono Romeo, Morabito, Laganà, Marino e Foti, come nel precedente studio basato sulle utenze telefoniche; seguono Surace, Tripodi, Nicolò, e altre forme rarissime altrove). Sono del tutto trascurabili le occorrenze dei cognomi non reggini – settentrionali, centrali o stranieri che siano –e perfino quelle di alcuni tipi meridionali ben diffusi anche in altre città della Calabria, come Gallo, Esposito, De Luca, Caruso, Rizzo.

Palermo, tutto in casa

Palermo presenta condizioni abbastanza affini a quelle dell’altra metropoli del Sud: i cognomi più rappresentati, in assenza di grandissimi fenomeni di immigrazione, sono ben connotati come meridionali (Russo, Marino, Romano, Giordano, Vitale, Rizzo) o come siciliani o specificamente palermitani (Messina, Gambino, Caruso, Randazzo, Cusimano). Anche qui i cognomi del Nord e del Centro Italia, come quelli stranieri, sono rarità assolute.

Cagliari, tipicissima

Cagliari, come tutta la Sardegna, ha un repertorio cognominale molto tipico e pressoché impermeabile alle innovazioni. Le forme prevalenti sono assolutamente sarde: Melis al r. 1, poi Sanna, Piras, Serra, Meloni, Loi, e via dicendo; solo casuale il fatto che alcune di esse (come Serra) siano diffuse indipendentemente anche in altre aree italiane. Scarsissima l’incidenza di cognomi di altre regioni, sia centro-settentrionali sia meridionali, con Rossi e Russo che non superano i rr. 175 e 242 rispettivamente.

Avanza Russo verso il Nord

In sintesi, sono percepibili – a fianco, peraltro, di vari casi di stabilità e di forte tipizzazione locale – dei mutamenti nel sistema cognominale italiano, per lo più consistenti nell’avanzamento dei cognomi meridionali (soprattutto Russo) nel Centro-Nord, e nell’emersione di forme straniere dell’immigrazione recente. Quest’ultimo fenomeno, per quanto debba legittimamente attirare l’attenzione, non deve però essere sopravvalutato: i cognomi stranieri sono ben visibili in alcuni comuni del Centro-Nord (soprattutto Torino e Milano, e, fra le città non metropolitane, Brescia e Prato), ma compaiono in misura trascurabile al Sud in genere e sono poco rappresentati anche in città popolose come Genova, Bologna, Venezia e la stessa Roma. Non si dimentichi inoltre che in realtà culturali come quella cinese e quella sikh pochi cognomi di grande frequenza sono portati da un numero proporzionalmente molto alto di individui, il che facilita per gli stessi cognomi il raggiungimento delle posizioni alte delle graduatorie.

Bibliografia

Enzo Caffarelli-Carla Marcato I cognomi d’Italia. Dizionario storico ed etimologico, Torino, UTET 2008, 2 voll.

Emidio De Felice, I cognomi italiani. Rilevamenti quantitativi dagli elenchi telefonici: informazioni socioeconomiche e culturali, onomastiche e linguistiche, Bologna, Il Mulino, 1980.

Francesco Sestito, Variazioni e stabilità nel repertorio cognominale italiano del 2011: un’analisi dei dati forniti dall’ANCI per 26 capoluoghi di provincia , «Rivista Italiana di Onomastica» XVII, 2011, pp. 857-891.

Id., Variazioni e stabilità nel repertorio cognominale italiano del 2011: un’analisi dei dati forniti dall’ANCI per 50 capoluoghi di provincia (continuazione e fine) , «Rivista Italiana di Onomastica» XVIII, 2012, pp. 337-374 .

*Francesco Sestito (Roma, 1971), si è laureato in Storia della lingua italiana all’Università “La Sapienza” di Roma, e ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia della lingua e dei volgari italiani nello stesso ateneo. Ha collaborato con la redazione del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini ed è attualmente fra i redattori del Lessico Etimologico Italiano. Nel campo dell’onomastica personale ha pubblicato vari lavori nella «Rivista Italiana di Onomastica» e ha collaborato con il dizionario I cognomi d’Italia per la UTET.

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Author: Fr. Dewey Fisher

Last Updated: 12/02/2022

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